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L'antica strada che da Ivrea porta ad Aosta passa davanti alla chiesa di S. Antonio, proprio accanto all'Istituto Salesiano di Ivrea.
La via consolare romana che collegava Eporedia (Ivrea) con Augusta Pretoria (Aosta), era in antico denominata "Via delle Gallie" ed era il tratto terminale delle vie italiche della Pianura Padana verso l'Alpis Graia (valico del Piccolo San Bernardo), passi obbligati per i paesi del centro-nord dell'Europa.
I Romani la costruirono sulla sinistra della Dora perché più esposta al sole e transitabile anche d'inverno. Era riservata soprattutto ai militari ed ai magistrati, ai messi del "cursus publicus", ai mercanti con carriaggi, alle legioni romane ed anche ai molti schiavi che dalle Gallie venivano condotti al mercato di Ivrea.
Su questo itinerario internazionale, durante 20 secoli, sono passati milioni di uomini, pellegrini, mercanti, ma in maggioranza, eserciti guidati dai protagonisti della storia del tempo.
La strada divenne, in epoca medioevale, una delle importanti vie di comunicazione tra le città delle terre italiche con il mondo d'oltralpe, percorsa da schiere di pellegrini che, rispondendo al nuovo bisogno di spiritualità caratterizzante l'inizio del secondo millennio, si avventurarono verso le grandi mete della Cristianità medioevale.
La ricostruzione del tracciato della via Francigena è resa possibile proprio dalle numerose memorie dei viaggi dei pellegrini che, a partire dal X secolo, menzionano gli itinerari, fornendo una mappa dettagliata non solo delle chiese e dei luoghi sacri, ma anche dei valichi, dei punti di attraversamento dei fiumi e dei centri dotati di strutture ricettive.

La chiesa di Sant'Antonio

 

L'arcivescovo di Canterbury Sigeric, descrisse con molta precisione le varie tappe del suo viaggio di ritorno dalla sede episcopale, avvenuto tra il 990 ed il 994, che, da Roma, attraverso le città dell'Italia centrale, proseguì per Vercelli ed Ivrea, raggiungendo la Francia attraverso il passo del Gran San Bernardo.

Tuttavia viaggiare nel medioevo non era facile a causa di molteplici rischi dovuti non solo alle precarie condizioni di agibilità delle strade o a cattive condizioni atmosferiche, ma anche agli assalti di bande di ladri di professione.

Per questo motivo nacquero, nei nuclei urbani o nei punti strategici, dei centri di assistenza ai viandanti e di ricovero per malati e bisognosi.

Tra i primi anni del XI secolo e la metà del XII vennero fondati e restaurati numerosi ospizi.

Appena fuori dalle mura di Ivrea, nell'anno 1005, veniva fondato l'Ospizio dei XXI (viginti unus), appartenente all'Ospizio del Gran San Bernardo.

 Secoli dopo veniva aggiunta anche la chiesa di Sant' Antonio.

Il 24 ottobre 1492 in una fredda sera d'autunno, approdò all'ospizio un pellegrino affranto dalla fatica, che dopo pochi giorni morì.

Si racconta che mentre spirava tutti vennero destati da una grande fiamma.

Rovistando tra le sue cose, si scoprì che era il vescovo delle diocesi riunite irlandesi di Cork e Cloyne di nome Taddeo Machar.

Venne beatificato nel 1896 mettendo sotto la sua protezione le terre su cui sorgeva l'Ospizio tenuto dai Canonici di Sant'Orso di Aosta.

Quattro anni prima, nella primavera del 1892, il primo successore di Don Bosco, l'attuale beato Michele Rua, aveva aperto ad Ivrea uno studentato filosofico per ospitare gli aspiranti alla vita salesiana di diverse nazionalità.

A questo fu annessa, sempre nel borgo di Sant'Antonio, una Colonia agricola di oltre 24 giornate di terreno, tra prati, vigneti, boschi e collinette di proprietà della madre del cardinale Richelmy, allora vescovo di Ivrea, che ne fece donazione ai Salesiani.

Sotto la direzione di don Eugenio Bianchi quella terra divenne un podere modello, vantando, tra l'altro, un efficientissimo osservatorio metereologico.

Negli anni in cui ad Ivrea nasceva l'industria della macchina da scrivere la Casa Salesiana viene denominata Istituto Salesiano Cardinal Cagliero in memoria del primo figlio di Don Bosco inviato in missione in Argentina nel 1875.

I tempi si sono evoluti e in un secolo di storia abbiamo assistito a profondi mutamenti nelle strutture, ma non nello spirito.

E' così che nell'occasione del grande Giubileo del 2000, magari per un ulteriore segno di benevolenza del vescovo irlandese Taddeo, il vecchio podere agricolo ormai in disuso, si è trasformato in Ostello Salesiano Eporediese, coniugando armonicamente, per un misterioso segno della Provvidenza, gli elementi primordiali che hanno segnato la sua storia e custodendone gelosamente i semi per il futuro.

 

Itinerario di Sigeric, arcivescovo di Canterbury (990-994 circa).

Tratto della via Francigena, oggi via San Giovanni Bosco, in corrispondenza della chiesa di Sant'Antonio, in una foto della fine del 1800.

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